Il Mio Sauvignon 2008 - Camillo Donati. Sensazioni e nostalgia del passato!

 

  • Produttore: Camillo Donati
  • Vino: Il Mio Sauvignon - Vino Frizzante
  • Denominazione: Emilia IGT
  • Vitigno: Sauvignon
  • Annata: 2008
  • Tit. Alcolemico 12,5% vol
  • Prezzo: < 10 €
  • Url: www.camillodonati.it

Andare in visita da Camillo Donati è un po’ come riguardare un vecchio album di foto. Innanzi tutto il navigatore ti abbandona, non lo trova. Se non ci fossimo fermati al primo bar per chiedere indicazioni (proprio come una volta) e senza la telefonata di Camillo per sapere dov’eravamo finiti, non saremmo mai arrivati. Dopo le dovute presentazioni (lo abbiamo trovato in strada ad aspettarci), entriamo.

E così, che guardandoti attorno, trovi un’atmosfera ed un ambiente anni 80’ che sembrerebbe quasi siano voluti, siano stati ricreati appositamente. Niente di tutto ciò. Da Camillo Donati è tutto naturale!

Al tavolo, ti mette a tuo agio, appoggia le bottiglie, i bicchieri, un trancio di Parmigiano Reggiano intonso ed una brocca d’acqua. “Servitevi pure ragazzi”. Abbiamo degustato quasi tutte le sue etichette e ricordo bene le sensazioni di quelle ore trascorse ascoltando la sua storia, la filosofia naturale con cui lavora, gli imprevisti di alcune annate, ma soprattutto l’amore e la passione per il suo lavoro. Tutto quanto avvolto da quella sua naturale schiettezza d’altri tempi, che si ritrova chiaramente in ogni sua bottiglia. Andatelo a trovare, non ve ne pentirete.

Degustando le sue bottiglie sono tornato con i ricordi a quando da piccino aiutavo il nonno ad imbottigliare il vino in cantina, l’atmosfera frizzante ed i profumi di quel luogo, di quei tempi mi hanno riempito i sensi. Di quando poi in estate si stappavano fresche quelle bottiglie, e di quante volte se non si stava attenti metà del contenuto andava perso per la troppa pressione. Sapori antichi, schietti, di una volta, sapori del vino. Questo è quello che provo quando bevo Camillo Donati.

Il post potrebbe anche finire così, sono queste le sensazioni che volevo trasmettere su questa esperienza degustativa ed emotiva. Per chi ha tempo, voglia, e per chi vuole saperne di più si continua: 

Le vigne sono a conduzione biologica e biodinamica, in cantina non si interviene in nessun modo, (solo piccole dosi di solforosa in pigiatura), nessun tipo di controllo in fermentazione, lasciando alla natura il compito di tramutare il mosto in vino. Tutte le sue etichette sono a rifermentazione spontanea in bottiglia, proprio come da tradizione Emiliana, grazie all’aggiunta di mosto non ancora fermentato. Niente altro.

Tra le bottiglie che ho portato a casa, il bianco che più mi è piaciuto e sicuramente questo Sauvignon 2008:

Versandolo nel calice crea una leggera spuma che invoglia immediatamente e crea salivazione. Di color giallo dorato antico, risulta velato per via delle fecce fini che vanno a donargli profumo e struttura.

Il naso stupisce, inizialmente magari un po’ chiuso, ma basta attendere alcuni minuti per essere ripagati. Sentori agrumati, officinali di camomilla e salvia. L’intensità e la complessità in continua crescita aprono il profumo a sentori di miele amaro, pietra focaia e crosta di pane. Un naso intrigante anche per la sua intraducibilità di certi momenti. Invitante, antico, contadino.

In bocca è sapido, quasi salato, tannino presente (fermentazione in rosso anche per le uve a bacca bianca), ed una leggera pungenza data dalla Co2 ne aumenta ulteriormente la freschezza. Tuttavia risulta piacevolmente rotondo per via di un leggero residuo zuccherino e per il suo estratto, che rendono la bevuta snella, dinamica e dissetante. Interminabile poi in chiusura, lasciando in bocca fresca sapidita territoriale.

Ad ogni bicchiere versato aumenta l’intensità e la velatura del colore, aumentano ed evolvono i profumi al naso, ed infine in bocca grazie anche all’aumento della temperatura cresce di struttura e di piacevolezza. In alcuni tratti, senza spaventarsi, sia al naso che in bocca potrebbe ricordare alcune birre.

♥♥♥♥ e anche più.

Langhe Nebbiolo 2010 - Cascina delle Rose. Il carattere di un “Terroir”

  • Produttore: Cascina delle Rose 
  • Denominazione: Lenghe Nebbiolo DOC
  • Vitigno: Nebbiolo 100%
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolometrico: 13,5% vol.
  • Prezzo:  <15 €
  • Url: www.cascinadellerose.it

È sera. Una bellissima nevicata ed un pacifico silenzio rendono speciale la serata. Quale migliore occasione per godersi in due un buon calice di vino?

Scelta facile, non avendo ancora assaggiato il nebbiolo 2010 di Cascina delle Rose, acquistato, tra l’altro, in questa occasione.

Partendo dal colore che al granato solo si avvicina, alla sua vivacità, dagli intensi profumi di fiori, di frutta, di spezie, (ne è davvero ricco), tutto rientra nella cerchia della freschezza e della gioventù del vino. In bocca è lo stesso, il tannino e l’acidità sono quelle del nebbiolo senza fronzoli, grintosi ma composti. Nessun passaggio in legno, nessuna alchimia, naturali sia in vigna che in cantina. Un bicchiere di grande pulizia, finezza ed armonia. Soprattutto di franca riconoscibilità. Una bevuta che vuol essere così, immediata, che non ha bisogno di essere aspettata, qui non servono approfondimenti. Un nebbiolo da avere in cantina insomma!

Da questo assaggio vien da sé pensare a quanto sia evidente come il vitigno, il terreno ed il clima abbiano contribuito, grazie alle giuste scelte fatte dall’uomo ed ai limitati interventi in cantina poi, ad ottenere una materia prima a mio parere, di grande qualità, integrità ed, appunto, territorialità. Questo è il terroir di Cascina delle Rose, unico e riconoscibile in tutti i loro vini.

A cena finita ci si accorge pure che ne è rimasto ben poco nella bottiglia. Che bevibilità!

Che bella nevicata, che bella bevuta!

♥♥♥♥

Le Cupole 2006 - Tenuta di Trinoro. Non chiamatelo “il solito internazionale”

 

  • Produttore: Tenuta di Trinoro
  • Vino: Le Cupole
  • Denominazione: Rosso Toscana Igt
  • Vitigno: Cabernet Franc 47% - Cabernet Sauvignon 30% - Merlot 13.5% - Petit Verdot 9.5%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolometrico: 14,5% vol.
  • Prezzo:  >23 €
  • Url: tenutaditrinoro.it

Non è la prima volta che assaggio questo vino, anzi è bottiglia “amica” ormai da anni. Qui, forse, il territorio prevale sulla varietà dell’uva donando al vino eleganza, struttura e bevibilità di prim’ordine. Siamo in Val d’Orcia, in provincia di Siena, più precisamente a Sarteano, nella parte più a sud della Toscana. Qui di viticoltori, di vitigni, di aziende che producono vino se ne vedono ben poche, anzi, a parte la Tenuta di Trinoro (famosa per l’inaccessibile Trinoro di Trinoro, fratello maggiore delle Cupole) non v’è altro. L’ottimo post di Franco Ziliani su Vino al Vino che vi è andato in visita, descrive al meglio la storia, il territorio e la lungimiranza del barone Andrea Franchetti, proprietario della tenuta.

Questa bottiglia in particolare era da più di due anni che aspettava nella mia cantina questo momento. 

Il colore ormai granato e la sua intensità non troppo impenetrabile, che arriva alla trasparenza in unghia, già lo caratterizzano. Si muove compatto e vivo nel calice.

Al naso è intenso. Gioca su note del sottobosco, speziate, di china, cuoio, note affumicate e balsamiche. Un piacere portarlo al naso. Successivamente evolve a sentori di frutta rossa, vegetali, caffè e tabacco dolce. Bicchiere complesso, si sente il varietale, per carità non voglio certamente raccontare il contrario, tuttavia risulta mai scontato, mai legnoso, mai banale. Elegante! Questo si può dire di questo naso.

Il sorso è sapido con tannino in perfetta armonia. Le parti morbide, glicerina in primis, contrappongono e lo rendono rotondo ed avvolgente. Beva che richiama in pieno tutto ciò che sentivamo al naso, di ottima bevibilità, ha struttura tutt’altro che invadente. Chiude lungo, lasciando al palato una nota balsamica, di frutta matura e sapida.

Interessante bottiglia, che si distacca dai suoi “simili” per la buona bevibilità, per il legno ed il frutto mai scontati, la quale può vantare ancora parecchi anni di invecchiamento.

Non chiamatelo dunque “Il solito internazionale”.

♥♥♥♥

tirebouchon:

Mercato dei Vini #FIVI 2011 Piacenza, dicembre 2011

video di Mauro Fermariello, Winestories

http://www.winestories.it/fivi-2011/

Le Pergole 88. Anche se in fase di declino resta un Sangiovese tra i migliori in Toscana.
(Taken with instagram)

Le Pergole 88. Anche se in fase di declino resta un Sangiovese tra i migliori in Toscana.

(Taken with instagram)

Si sale in Paradiso assaggiando l’Enfer 2010 [Bio] - Coopérativ de l’Enfer

  • Produttore: Coopérativ de l’Enfer
  • Vino: Enfer
  • Denominazione: Valle d’Aosta Enfer d’Arvier DOC
  • Vitigno: Petit Rouge 95% - Fumin 5%
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolometrico: 14% vol.
  • Prezzo: < 15 €
  • Url: www.aostavini.it

“Narra la leggenda che a due viandanti che, passando per Arvier, chiedevano di incontrare il parroco, la domestica rispondesse “il soufre à l’enfer”. Intendeva dire “è all’inferno che soffre” oppure “è all’inferno che dà lo zolfo?” In realtà si riferiva alle vigne dell’Enfer, così chiamate perché situate in un magnifico anfiteatro naturale a piena esposizione a sud, con un microclima caldissimo, sebbene poste a 800 m s.l.m. in Valle d’Aosta. Il vitigno coltivato è prevalentemente la varietà autoctona Petit Rouge”.                                                                           [Dalla loro brochure]

Ho assaggiato per la prima volta questa bottiglia in un ristorante sulle colline modenesi, Il Cantacucco. Se capitate da quelle parti andateci, perché ambiente e sapori sono un tuffo nel modenese d’una volta. Il perché della scelta di questa etichetta proprio ora non me la spiego. ma fu ottima scelta, visto che il vino mi colpì parecchio. Così, grazie ad un amico che ha villeggiato in Vallée, mi sono ritrovato a casa una “manciata” di queste “chicche”. 

Bottiglia dall’etichetta verde che va a reclamare la naturalità del prodotto e dal tappo in vetro. Questo Enfer è di color rubino impenetrabile, violaceo in unghia e di buona consistenza.

Portandolo al naso è quasi pungente, sentori freschi, rossi del bosco. Muschio, foglie e violetta. Riversandolo troviamo ancora spezie, balsamicità, giovani rose, ed ancora tanta bella frutta acidula. Che bei profumi, mi intriga!

In bocca entra leggero, il tannino non è troppo slegato come mi aspettavo, c’è! Sensazioni floreali, mi ricordano l’acqua di rose, ed un ritorno di frutta. Non lo trovo spigoloso come pensavo, di giusta morbidezza, di giusto corpo. Potendo sentire meno l’alcol sarebbe ancora meglio. Chiude balsamico, sapido e speziato. Lasciando una lunga sensazione di freschezza. 

Un assaggio interessante, non certo il vino della vita, ma può far gioire e regalare piccole emozioni. In più, per gli amanti del naturale, questa etichetta viene prodotta da vigneti a conduzione biologica. Ora il dubbio è questo: quanto tempo impiega questo Enfer a dare il suo meglio? Quanto ad andare in fase di declino? Altre bottiglie le ho. Staremo a vedere.

♥♥♥♡♡

Vermentino Costa Marina 2010 - Ottaviano Lambruschi

  • Produttore: Ottaviano Lambruschi
  • Vino: Costa Marina
  • Denominazione: Colli di Luni DOC
  • Vitigno: Vermentino 100%
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolometrico: 13% vol.
  • Prezzo: < 15 €
  • Url: www.ottavianolambruschi.com

Vermentino Costa Marina 2010

Piccolo comune in provincia di La Spezia, Castelnuovo Magra si trova ad una manciata di chilometri dal mare, se fai due passi verso sud ti trovi in Toscana. Siamo in piena DOC Colli di Luni, dove le due regioni (Liguria e Toscana) si mischiano e danno vita ad una delle cosiddette “DOC interregionali”. Qui negli anni 70 Ottaviano Lambruschi impianta le prime viti di Vermentino, in località Costa Marina dalla quale proviene proprio questa bottiglia.

Dentro il calice è di color paglierino, che sfuma leggermente su toni più acerbi. Appare timido, tuttavia giocoso nel riflettere. Invece poi!

Al naso sono immediate le sensazioni della pesca, dolcemente agrumato, a cui vengono affiancati tocchi floreali. Il suo nerbo è la mineralità. Si allarga poi a più importanti sentori speziati, di fieno e di muschio, che, con il passar del tempo ricordano l’erborinatura di alcuni formaggi e la polvere da sparo. Profumi netti, eleganti, che richiamano.

L’assaggio è su due fronti, grande sapidità in primis e morbidezza, così da renderlo in equilibrio. Elegante. Gli agrumi e le spezie sono piacevolmente ritrovate. Un sorso importante, acuto e deciso. Chiude lungo, lasciando la bocca piacevolmente fresca da frutto citrino.

È quando degusto vini di questa stoffa, che mi colpiscono, che mi lasciano qualcosa, qui sento che devo approfondire e toccare con mano, ma soprattutto mi spingono a dover conoscere personalmente queste piccole realtà. 

♥♥♥♡

Enologica 2011 - Un tuffo nei sapori dell’Emilia Romagna

www.enologica.org

Nel centro fieristico di Faenza dal 18 al 21 Novembre 2011 un ormai immancabile occasione per degustare e scoprire numerose realtà d’eccellenza dell’enologia Emiliana Romagnola, (oltre 130 cantine). - Elenco produttori del vino

Ma non finisce qui, ad Enologica è allestito un intero ambiente dedicato ai prodotti del territorio, con numerose occasioni per degustare e scoprire sapori a volte anche dimenticati. - Elenco produttori del cibo

All’interno della manifestazione si svolgeranno inoltre laboratori, incontri, degustazioni e tanto altro.

Protagonista qui è il territorio, sono le piccole e grandi realtà che rendono speciale questa, (la mia) regione.

Io sicuramente non mancherò, e voi?

Interessante e simpatico il punto di vista di Wine Surf sul Sangiovese di Romagna. La strada sembra quella giusta, tuttavia l’alcol ed il legno sono ancora da dosare al meglio.
Condivido in pieno la loro opinione.

Il Perda Rubia - Un “vero” Cannonau di Sardegna

  • Produttore: Azienda Agraria Perdarubia
  • Vino: Perda Rubia (rosso classico)
  • Denominazione: Cannonau di Sardegna DOC
  • Vitigno: Cannonau 100%
  • Annata: 2005
  • Tit. Alcolometrico: 14,5% vol.
  • Prezzo: < 15 €
  • Url: www.perdarubia.it

Ne lessi qualcosa sull’intramontabile “Vino al Vino” di Mario Soldati, poi ancora su “Il Vino degli altri” di Andrea Scanzi. Mosso dalla curiosità che sempre in questi casi mi coglie, mi avventuro nel loro sito web e, grazie all’e-commerce ed alcune successive mail (grande gentilezza, cordialità, chiarezza e velocità), in poco tempo mi ritrovo a casa un bel pacco con al suo interno il Perda Rubia.

“Si dice che il Perda Rubia sia l’ultimo dei Canonau” . Questo si legge entrando nel sito dell’azienda, che nasce nel 1949 e si trova nella regione dell’Ogliastra, tra i comuni di Cardedu, Talana e Baunei.Il nome “Perda Rubia”  deriva dalla dialettica locale perda arrubia ovvero pierta rossa, in onore del particolare suolo granitico che si trova in quei terreni. Primi a vinificare il Cannonau in purezza, (per loro si scrive “Canonau” senza una “n”) capendone anzitempo il vigore e le potenzialità, hanno dato vita ad un vino che è ottenuto da vitigni a piede franco e, sia in vigna che in cantina, seguono i criteri dell’agricoltura biologica, senza nessun tipo di intervento da parte della chimica.

Di ulteriore curiosità è l’immagine in etichetta raffigurante un tessuto anticamente usato in Sardegna per adornare i letti. Queste trame in particolare, da sempre impiegate dalla famiglia, sono così divenute marchio e riconoscimento del vino/vitigno stesso. Ma veniamo ora al vino.

Nel calice ritrovo un bel rubino dall’ottima trasparenza e dai nobili riflessi. Non è vino limpido, (non subisce alcuna filtrazione, se non naturale) quindi negli ultimi calici vi si trovano molti residui.

Ottimo il ventaglio olfattivo. Suadenti e particolari i sentori di frutta rossa in confettura, frutta secca e spezie, che si dividono poi con sentori mentolati, laccati, a tratti eterei. Un naso invitante, intenso e di bella pulizia. 

Al palato è di ottima corrispondenza olfattiva. Polposo, ma mai pesante, l’alcolicità seppur elevata non è per niente avvertita. La sapidità ed il tannino ben presenti, sono quelli del purosangue. Elegante e di bella pulizia anche al naso. Chiude lungo con il ritorno fruttato ed una mento-balsamicità di classe.

Un’ottima sorpresa, in grado di regalare delle belle emozioni. Condivido con loro il fatto che si stacca nettamente dal classico Cannonau fin’ora mai sentito.

“L’ultimo dei primi, l’unico vero, addita ancora solitario una via che dalla Storia deriva la certezza”  (cit.)

♥♥♥♥♡

Interessante post di Enofaber sulla continua “evoluzione” che può avere il lessico del vino.

ANFITEATRO 1997 - L’eleganza del Sangiovese

  • Produttore: Vecchie Terre di Montefili
  • Vino: Anfiteatro
  • Denominazione: Colline della Toscana igt
  • Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 1997
  • Tit. Alcolometrico: 13,5% vol.
  • Prezzo: > 55 €
  • Url: www.vecchieterredimontefili.it

Alcune tra le migliori serate “divino” le ho trascorse fin ora in Toscana. In compagnia di un gruppo di amici, ma soprattutto e sempre in presenza del grande Michele, persona che con immensa passione mi ha trasmesso ed insegnato molto sulla cultura del vino e grazie al quale ho scoperto e vissuto momenti davvero unici. Grazie Battì!

Così, all’ultimo incontro Michele appoggia all’insaputa di tutti una bottiglia coperta sul tavolo. Nostra consuetudine quest’ultima. Ci divertiamo, siamo ragazzi!

Quindi, nel calice mi ritrovo uno splendido vino dal colore granato, non troppo carico, luminoso e dalla setosa stoffa. Incuriositi, immediatamente tutti lo portiamo al naso. Dopo alcuni minuti di silenzio generale e certi sguardi attoniti esclamo soddisfatto: “questo è un Sangiovese!”

Scopriamo la bottiglia e leggiamo: ANFITEATRO 1997

E che Sangiovese. Di quelli veri, elegante, di grande intensità. Esprime al meglio la nobiltà di questo vitigno toscano. Un bagaglio olfattivo importante. Sanguigno, floreale, frutta matura, spezie e tabacco. “Tanta roba” come si dice da quelle parti. Di grande pulizia, sia al naso che successivamente all’assaggio.

In bocca è austero, proprio ora nel pieno del suo equilibrio. Un sorso ancora fresco, con tannino ben inserito, elegante, mai pesante, dal finale lungo. Un Sangiovese purosangue che ha bisogno forse di essere aspettato, ma che dopo quattordici anni ha regalato emozioni pure.

Ora resta solamente la curiosità di assaggiarlo “giovane”.

Stay tuned.

♥♥♥♥♥

Josko Gravner - Il ritorno all’anfora.

Alcuni giorni fa a Bologna si è svolta un’interessante degustazione organizzata dall’Onav. In sala il grande Josko Gravner in persona a raccontarsi e a presentare i suoi vini. Evento non da poco avere la sua presenza, essendo egli stesso molto schivo a questo tipo di situazioni.

(Nella foto: le etichette in degustazione)

Per parlare di lui, la sua filosofia e la sua storia, un solo post non basterebbe. Ecco, comunque, brevemente come lavora.

Dal 2001 (primo in Italia) ha iniziato a usare le anfore per la fermentazione e macerazione dei vini.

In vigna: naturale. Solo rame e zolfo, lotta integrata, letame e sovescio.

Come vinifica: (vini bianchi) - dopo la vendemmia l’uva viene diraspata, pigiata e posta con le proprie vinacce nelle anfore per la fermentazione alcolica e malolattica, con ripetute follature giornaliere. Vi rimane successivamente per circa altri sei mesi. Sì, sei mesi di macerazione sulle bucce. Dopo di che il vino viene svinato e filtrato esclusivamente per decantazione. Segue un affinamento in botte grande, che dall’anata 2007, Josko ha intenzione di far arrivare a sette anni. Avete letto bene, sette anni di botte. L’unico additivo che usa è esclusivamente solforosa, in quantità minima. Al resto, pensa unicamente la natura.

In questo video è lui stesso a spiegarci i metodi di lavorazione che utilizza.

(Nella foto: al centro Josko Gravner)

A narrare la sua storia ci sono altri 2 vecchi video risalenti al 2001 (grazie Luigi per avermeli fatti notare) presenti anche nel sito dell’azienda.

La prima parte - la seconda parte

Questa invece una sua frase che mi ha colpito:

“La concimazione per la terra è come la droga per l’uomo; prima ti da forza poi ti uccide.”  (Josko Gravner)

(Nella foto: la degustazione)

I vini della serata: Breg 2000 (fermentato in legno), 2002 e 2004 (fermentati in anfora) - Ribolla 2002, 2003 e 2005 (fermentati in anfora)

Come sono i suoi vini? Sicuramente non per bevitori occasionali, sono assaggi che spiazzano. Probabilmente in una degustazione alla cieca verrebbero penalizzati. Altri potrebbero non riuscire ad abbinarli. Un vino che divide, o ti piace, o non lo vuoi nemmeno vedere. A me, sicuramente sono piaciuti.

Non sono bottiglie queste, che possono essere degustate e descritte in modo “tradizionale”, un po’ del loro “essere” andrebbe irrimediabilmente perso. Hanno i colori di alcuni passiti, eppure è vino secco. In perenne evoluzione nel calice, sono tanti i sentori che ho colto col passar del tempo. Hanno un tannino netto, un problema per la scheda AIS, è vino bianco.

Il mio consiglio quindi, è di provarli. Sicuramente è un’esperienza, (non per tutti positiva), ma per un enoappassionato indubbiamente da farsi. Poi magari, mi farete sapere la vostra opinione.

Incuriositi?