Un vino da uve Nebbiolo che, davvero, rende Felice! @Luigifracchia ho seguito il tuo consiglio, l’ho aperto!
Grazie davvero.
Il vino naturale esiste e si fa nella vigna, by Sorgente del Vino
http://www.sorgentedelvino.it/il-vino-naturale-e-si-fa-nella-vigna/
C’è una storia dietro questa foto, è la storia di un mondo che non c’è più, un mondo alla cui scomparsa tutti noi abbiamo collaborato più o meno inconsapevolmente, è il mondo in cui la biodiversità era la norma.
Oggi a pranzo mia madre mi chiede se voglio dell’uva, io ripeto per l’ennesima volta che non mangio frutta a fine pasto, ma lei insiste, mi dice “ma è l’argnenga, l’uva che i nonni coltivavano a Viarigi, i prima 4 filari davanti alla vigna di barbera”.
Diventa impossibile rifiutare, anzi quasi mi commuovo ad ascoltare mia madre che parte in una filippica di ricordi di uve da tavola “c’era quella scura, forse il ruchè, c’era quella rosata ad acino lungo dolce che si conservava in casa fino a Natale, forse il moscato d’amburgo…”
Confesso: rimango sorpreso, pensavo che le vigne di allora fossero come quelle di adesso e invece scopro che non era così, fra i filari c’era l’uva da tavola, le uve per fare il vino, piccoli alberi di pesche…un mondo di biodiversità che l’agricoltura “chimica e industriale” ha contribuito a sconvolgere; non sono per un ritorno al passato ma sono per una reintroduzione della biodiversità nella nostra agricoltura.
Oggi chi difende l’agricoltura “chimica” ed è “pro-ogm” è un folle, è una cosa che va detta e ripetuta in ogni forma e con ogni mezzo possibile, la mia voce d’ora in poi sarà a sostegno di una agricoltura bio, bio in tutti i sensi possibili ed immaginabili.

Le foto ed il racconto sono su OdoriTerziari.blogspot.it


Il primo da menzionare è senza ombra di dubbio Le pergole Torte, forse il più famoso, forse il più buono, forse il primo che ho conosciuto. Sicuramente merita di essere citato tra questi grandi I.G.T. della zona del Chianti Classico l’Anfiteatro, ennesimo Sangiovese in purezza dove il territorio, il vitigno, l’eleganza e la straordinaria longevità lo rendono indimenticabile. Ecco, se dovessi paragonare o far comprendere com’è il Percarlo, lo farei menzionando le due bottiglie sopra citate…
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È bastato un venerdì libero e soli quaranta minuti di macchina per arrivare da Paolo Badini, che assieme alla moglie Katia Alpi (persone gentilissime, accoglienti e disponibili) conducono questa piccola realtà vitivinicola chiamata Vigne Dei Boschi…


Sono sempre ben contento di promuovere gli eventi legati al vino che si svolgono nella mia amata Bologna. Per gli appassionati dello spumante metodo classico italiano, per conoscere ed approfondire un territorio ed il suo vino, non prendete impegni lunedì 14 Maggio 2012…

L’azienda Denavolo di proprietà di Giulio Armani, noto ai più per essere l’enologo de La Stoppa, ha dal 2005 intrapreso una propria avventura vitivinicola creando nel piacentino, da soli vitigni a bacca bianca, due etichette: il Dinavolo, fratello maggiore, ed il Dinavolino appunto…
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Sardegna del nord, tra Porto Thorres, Sassari e Castelsardo, qui si trova la Romangia. Qui Alessandro Dettori, nella sottozona Badde Nigolosu, produce vini ottenuti esclusivamente da monovitigno…
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Dora Forsoni (Poderi Sanguineto) on Natural Wine
video: Alex Finberg
Louis Dressner Selections
Io adoro questa donna e i suoi vini!
(Fonte: youtube.com)

Dopo una lunga riflessione e svariati dubbi, ho deciso di spostarmi su una nuova piattaforma.
Nuova grafica, maggiore fluidità (almeno per me), più dinamismo. Si parlerà sempre di vino e di tutto quello che amo di questa mia intensa passione.
Oggi si degusta un particolare Pignoletto dei colli bolognesi di Alberto Tedeschi.
http://odoriterziari.blogspot.it
Tumblr non finisce, anzi diverrà quello per cui è vincente. Link, foto, frasi e quant’altro. Tutto molto veloce, tutto molto Tumblr style!
Vi aspetto quindi anche su ODORI TERZIARI.blogspot.it!
Tra i migliori cru aziendali mai assaggiati di questo millesimo! (Prephilloxera escluso). Elegante, fine, mai scontato. Austerità, bevibilità, avvolgenza. Tipicità vulcanica e… Proprio vero, ricordi di Borgogna.
Un peccato non averne in cantina!
♥♥♥♥♥
(Scattata con instagram)

Inauguro oggi una rubrica chiamandola “Il vino che non ti aspetti”, dedicata a quelle etichette poco conosciute o ad alcuni vitigni di cui si parla poco e che effetivamente meritano di essere riscoperti, ad un prezzo comunque ragionevole.
Capita che: “Te che ti piace il nebbiolo, te la faccio sentire io una bottiglia davvero buona!” (dal dialetto bolognese). È così che spesso mi succede di conoscere nuove e valide etichette.
Il nebbiolo d’Alba 2008 “ventisette” di Rattalino è nebbiolo didattico. Sicuramente è un vino tecnico, ha colore e profumi chiari, netti e riconducibili al vitigno. Sia al naso che in bocca ha intensità, pulizia, bevibilità e piacevolezza che stupiscono. Floreale, fruttato, in bocca ha equilibrio e giovane grinta al tempo stesso. Appagante, soddisfacente. Ad un prezzo che si dovrebbe aggirare indicativamente sui dieci euro, ancora di più.
Se vi capita, provatelo, non vi deluderà.
♥♥♥♥

Andare in visita da Camillo Donati è un po’ come riguardare un vecchio album di foto. Innanzi tutto il navigatore ti abbandona, non lo trova. Se non ci fossimo fermati al primo bar per chiedere indicazioni (proprio come una volta) e senza la telefonata di Camillo per sapere dov’eravamo finiti, non saremmo mai arrivati. Dopo le dovute presentazioni (lo abbiamo trovato in strada ad aspettarci), entriamo.
E così, che guardandoti attorno, trovi un’atmosfera ed un ambiente anni 80’ che sembrerebbe quasi siano voluti, siano stati ricreati appositamente. Niente di tutto ciò. Da Camillo Donati è tutto naturale!

Al tavolo, ti mette a tuo agio, appoggia le bottiglie, i bicchieri, un trancio di Parmigiano Reggiano intonso ed una brocca d’acqua. “Servitevi pure ragazzi”. Abbiamo degustato quasi tutte le sue etichette e ricordo bene le sensazioni di quelle ore trascorse ascoltando la sua storia, la filosofia naturale con cui lavora, gli imprevisti di alcune annate, ma soprattutto l’amore e la passione per il suo lavoro. Tutto quanto avvolto da quella sua naturale schiettezza d’altri tempi, che si ritrova chiaramente in ogni sua bottiglia. Andatelo a trovare, non ve ne pentirete.
Degustando le sue bottiglie sono tornato con i ricordi a quando da piccino aiutavo il nonno ad imbottigliare il vino in cantina, l’atmosfera frizzante ed i profumi di quel luogo, di quei tempi mi hanno riempito i sensi. Di quando poi in estate si stappavano fresche quelle bottiglie, e di quante volte se non si stava attenti metà del contenuto andava perso per la troppa pressione. Sapori antichi, schietti, di una volta, sapori del vino. Questo è quello che provo quando bevo Camillo Donati.
Il post potrebbe anche finire così, sono queste le sensazioni che volevo trasmettere su questa esperienza degustativa ed emotiva. Per chi ha tempo, voglia, e per chi vuole saperne di più si continua:

Le vigne sono a conduzione biologica e biodinamica, in cantina non si interviene in nessun modo, (solo piccole dosi di solforosa in pigiatura), nessun tipo di controllo in fermentazione, lasciando alla natura il compito di tramutare il mosto in vino. Tutte le sue etichette sono a rifermentazione spontanea in bottiglia, proprio come da tradizione Emiliana, grazie all’aggiunta di mosto non ancora fermentato. Niente altro.
Tra le bottiglie che ho portato a casa, il bianco che più mi è piaciuto e sicuramente questo Sauvignon 2008:
Versandolo nel calice crea una leggera spuma che invoglia immediatamente e crea salivazione. Di color giallo dorato antico, risulta velato per via delle fecce fini che vanno a donargli profumo e struttura.
Il naso stupisce, inizialmente magari un po’ chiuso, ma basta attendere alcuni minuti per essere ripagati. Sentori agrumati, officinali di camomilla e salvia. L’intensità e la complessità in continua crescita aprono il profumo a sentori di miele amaro, pietra focaia e crosta di pane. Un naso intrigante anche per la sua intraducibilità di certi momenti. Invitante, antico, contadino.
In bocca è sapido, quasi salato, tannino presente (fermentazione in rosso anche per le uve a bacca bianca), ed una leggera pungenza data dalla Co2 ne aumenta ulteriormente la freschezza. Tuttavia risulta piacevolmente rotondo per via di un leggero residuo zuccherino e per il suo estratto, che rendono la bevuta snella, dinamica e dissetante. Interminabile poi in chiusura, lasciando in bocca fresca sapidita territoriale.
Ad ogni bicchiere versato aumenta l’intensità e la velatura del colore, aumentano ed evolvono i profumi al naso, ed infine in bocca grazie anche all’aumento della temperatura cresce di struttura e di piacevolezza. In alcuni tratti, senza spaventarsi, sia al naso che in bocca potrebbe ricordare alcune birre.
♥♥♥♥ e anche più.